Il tema è la loro identità
Una festa, una gara sportiva, il primo giorno di scuola: condividere un ricordo sembra naturale. Quando però le immagini dei figli diventano un racconto costante della loro vita, si parla di sharenting. La campagna del Garante avviata nel 2025 e la relazione sull’attività 2025, presentata nel 2026, hanno riportato l’attenzione sui rischi per l’identità digitale e per lo sviluppo della personalità dei minori. [Fonte 1]
Chiedersi chi vedrà davvero il contenuto
Il Garante invita a riflettere sulla visibilità delle immagini e sulle informazioni che rivelano. Un volto, la divisa della scuola o un luogo frequentato possono raccontare più di quanto sembri. Limitare il pubblico e rendere irriconoscibile il minore sono accorgimenti utili, ma non trasformano ogni pubblicazione in una scelta automaticamente appropriata. [Fonte 2]
Se i genitori non sono d’accordo
Quando una relazione finisce, foto e video possono diventare un ulteriore terreno di scontro. Prima di reagire pubblicamente, raccogli gli elementi: dove è stata pubblicata l’immagine, da chi, con quale visibilità e quali richieste siano già state rivolte all’altro genitore. Il punto da mettere al centro è l’interesse del figlio, evitando che il confronto online diventi un’esposizione ancora maggiore.
Una regola pratica per decidere
Prima di pubblicare, chiediti se quel contenuto sarebbe rispettoso anche tra qualche anno e se sia davvero necessario mostrarlo a quel pubblico. Nel confronto con un professionista può essere utile predisporre un elenco delle immagini contestate e chiarire l’obiettivo: rimozione, limitazione della diffusione o definizione di regole condivise. Ogni situazione va esaminata nei suoi aspetti concreti; uno slogan sul consenso, da solo, non risolve i conflitti familiari.
Fonti e riferimenti
Approfondimento informativo generale. La valutazione della singola vicenda richiede l’esame dei fatti e dei documenti.